lunedì 21 giugno 2010

NO ALL COMMISSARIAMENTO DEL COMUNE DI CAMIGLIANO!!


Il testo che i Medici per l’Ambiente (ISDE) stanno inviando ai vari Deputati per protestare contro un atto a dir poco vergognoso della Prefettura di Caserta.
"Caro Deputato,
da ieri il Comune di Camigliano (CE) non è più guidato dal Sindaco legittimamente eletto nel 2007 Vincenzo Cenname.
Il Prefetto di Caserta ha inviato il commissario ad acta perché l'amministrazione virtuosa si è, a nostro avviso giustamente, rifiutata di cedere la gestione diretta dei rifiuti a favore di un consorzio provinciale non meglio identificato...
Camigliano è un comune di 1.800 abitanti, ha il 65% di raccolta differenziata, tantissimi progetti avviati per la riduzione a monte della produzione di rifiuti inutili, iniziative per il risparmio e l'efficienza energetica, e tante altre buone prassi avviate.
Abbiamo scritto al Presidente della Repubblica, senza ottenere alcuna risposta. Riteniamo insostenibile e vergognosa la presa di posizione di uno Stato che, di fatto, punisce chi è virtuoso e premia chi fa affari e sprechi con il denaro pubblico.
Martedì 22 giugno dalle ore 15.00 manifesteremo di fronte al Quirinale, in rappresentanza delle nostre comunità locali sparse in tutta Italia, a sostegno di Camigliano e a favore del buon senso che, ogni giorno, nell'indifferenza della politica romana, i comuni virtuosi portano avanti dal 2005, anno di fondazione della rete.
Nella speranza che il Palazzo non si rinchiuda ancora una volta in sé stesso e voglia ascoltare la nostra voce, auspichiamo un interessamento Suo e del Suo Gruppo Parlamentare.
Cordialmente,
Antonio Merola

Nella foto:
SANTUARIO DI LEPORANO A CAMIGLIANO (CE)

mercoledì 16 giugno 2010

UN TERMOVALORIZZATORE A S.MARIA CAPUA VETERE? (3)


Ricevo e volentieri pubblico l'intervento di Giuseppe Messina, Agronomo e ricercatore univesitario di "Legambiente" (http://www.messinagiuseppe.it/), tenuto ieri presso l'Ordine dei Medici di Caserta nel convegno, organizzato dall'Isde, Medici per l'Ambiente, presidente Gaetano Rivezzi, su “LA SALUTE AL CENTRO DELLE ATTENZIONI DELLE COMUNITA’ LOCALI SULLE GESTIONI AMBIENTALI”.

- L’Organizzazione Mondiale della Sanità già nel 2006 ha ampiamente provato l’alta probabilità fra presenza di rifiuti e tumori alle parti molli in rapporto ai quali il principio di precauzione da adottare nelle scelte territoriali appare del tutto ovvio;
- L’ONU nel 2007 ha inserito la Campania e più segnatamente la provincia di Caserta fra i territori a desertificazione spinta e per recuperare i terreni occorre recuperare restituire ai suoli agricoli quanta più sostanza organica possibile. E’ interessante osservare che anche se si ipotizzasse il recupero di tutta la frazione organica dai rifiuti essa potrebbe soddisfare appena il 7,8 % del, fabbisogni in una ipotesi di innalzamento del livello di s.o. di appena l’1% in 20 anni;
- L’ISTAT nell’ultimo rilevamento ci dice che in provincia di Caserta e di Napoli l’aspettativa di vita è di 2,5 anni in meno rispetto alla media nazionale;
- Lo Uttaro è stato ed è ancora un disastro ambientale come hanno stabilito, oltre che i decisivi atti della magistratura, una relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, nella passata legislatura e confermato nel febbraio scorso dallo stesso assessore regionale all’ambiente Ganapini;
- L’ARPAC ha dichiarato il disastro ambientale per i Regi Lagni già nell’aprile scorso;
- La stessa ARPAC ha confermato per la decima volta il divieto di balneabilità di tutto il litorale domitio ad esclusione del piccolo tratto Cellole-Sessa Aurunca e la provincia, incredibilmente, propone un cosiddetto “piano antinquinamento” costituito da griglie per bloccare i macrorofiuti che giungono alla foce dei regi Lagni e una condotta sottomarina “che scarichi ad almeno nove chilometri dalla costa, i liquami depurati, tale da consentire al mare la depurazione degli inquinamenti biologici”. Così Zinzi sui giornali di oggi e sulla cui vicenda ci riserviamo di richiedere ulteriori chiarimenti;
- L’occupazione registra un calo (- 4746 ULU) e l’export casertano segna un crollo, nel primo trimestre di quest’anno del 39% (17% nell’arco di un anno, mentre crescono le regioni meridionali). La filiera agro alimentare e la mozzarella di bufala in particolare, presenta un’impennata delle vendite del 92,71% in un biennio e + 88,87% nel 2010; e nonostante questi risultati e la fertilità dei suoli Caserta non appare neanche agli ultimi posti tra i territori produttivi di eccellenza.
Ed inoltre sul piano ambientale registriamo ancora:
Per i rifiuti
• 4 centri di raccolta materiali;
• 3 discariche di cui 1 attiva (quella di Maruzzella);
• 1 inceneritore a Marcianise;
• 1 stabilimento di tritovagliatura e imballaggio rifiuti (ex cdr);
• 2 siti di stoccaggio rifiuti tal quale;
• 1 impianto di compostaggio ancora in costruzione sempre a Santa Maria La Fossa.
E ancora:
- 4 impianti di compostaggio sequestrati e chiusi;
- 39 discariche di cui 36 siti pubblici;
- 815 siti di abbandono incontrollato di rifiuti;
- 347 impianti per attività produttive;
- 3 impianti per trattamento rifiuti industriali;
- 2 cementifici obsoleti e in pieno aree urbane (Caserta e Maddaloni) e di fronte al costruendo policlinico universitario per 550 degenti;
- 458 cave (presenti in 75 comuni su 104) la più alta concentrazione di cave di calcare del pianeta, di cui:
• 376 abbandonate o chiuse
• 46 autorizzate
• 36 Abusive
In questo quadro di autentico disastro ambientale, economico, finanziario e morale dove avremmo bisogno da subito:
• Di un puntuale confronto con l’A.ne Provinciale e tutte le componenti della società casertana a partire dalle organizzazioni professionali e quella degli industriali a finire con le associazioni ambientaliste;
• Di un piano provinciale per il ciclo del recupero del materiale a partire dalla situazione reale di dotazione degli impianti macchinari ed attrezzature esistenti ma in un quadro di strategico recupero del materiale e non della loro distruzione attraverso le discariche o gli inceneritori e di rispetto del territorio agricolo anche attraverso la nascita di un polo ove allocare tale filiera;
• di una manutenzione del territorio (a partire dal Volturno) che assicuri sicurezza e occupazione;
• di una filiera industriale per il recupero del materiale e la loro almeno prima trasformazione;
• del recupero della frazione umida dai r.u. per affrontare seriamente la questione della desertificazione di cui nessuna parla;
• di un serio piano di bonifica del territorio a partire almeno dalla discarica illegale e abusiva di Lo Uttaro e dall’obbligo per i comuni (22 su 104) di collegare le fogne con gli impianti di depurazione e le cui fogne, allo stato, sversano, invece, nei Regi Lagni anche attraverso atti eccezionali quali il commissariamento ma utilizzando le risorse locali per far fronte a questo obbligo di legge;
• di bloccare ogni aumento della Tarsu fin quando non si sarà chiarito e definite le effettive necessità di personale nella Gisec in considerazione del fatto che il dato medio nazionale di fabbisogno di personale è di un operatore ogni 1000 abitanti mentre in provincia di Caserta superiamo di gran lunga il 300% di tale fabbisogno. Non si può scaricare sull’utenza una sciagurata gestione clientelare delle risorse da parte dei decisori politici che si sono rivelati indegni, incapaci e inadatti al ruolo ricoperto;
• del passaggio dalla Tarsu all’imposta quale atto obbligatorio e minimo per introdurre reali elementi di equità nel pagamento del tributo dovuto in materia di igiene urbana.
E mentre Ganapini e altri provano in modo inequivocabile che l’attuale dotazione di macchinari, impianti e attrezzature in provincia di Caserta per il trattamento dei rifiuti e dei materiali recuperabili è di oltre il 140% del fabbisogno il presidente Zinzi e i suoi sodali pongono come primo obiettivo in materia ambientale la realizzazione dell’inceneritore di cui lo stesso Bertolaso aveva dichiarato l’inutilità e anche l’impossibilità di realizzarlo vista la carenza di finanziamenti possibili.
In questo quadro c’è da chiedersi come mai non si parte dalle risorse che abbiamo? Qual è il senso di certe scelte.
Il presidente Zinzi, infatti, pone come prima proposta, incredibilmente, la realizzazione dell’inceneritore.
E allora, la domanda che mi pongo è la seguente:
“Queste persone e per evitare equivoci mi riferisco a Casentino, Zinzi e Arena chi rappresentano esattamente vista:
1) quanto provato circa l’attuale dotazione di impianti, macchinari e attrezzature per avviare un accettabile ciclo del recupero dei materiali;
2) la situazione appena illustrata e visto che il pentito Vassallo sull’inceneritore, strumentalmente trasferito da Battipaglia a Santa Maria La Fossa per difendere là la produzione della mozzarella di bufala (appena il 9%) contro l’80 % in provincia di Caserta dichiarata dall’UE area dop, ha dichiarato e la magistratura ampiamente provato circa la posizione di Cosentino: «Da Sergio Orsi ho avuto una conferma di questa ricostruzione. Infatti, egli mi ha spiegato che il sindaco di Santa Maria La Fossa, Abbate, mentre pubblicamente, con la popolazione contrastava il progetto del termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa, per altro verso aderiva, o comunque soggiaceva, alle necessità imposte dal clan Schiavone che sosteneva il progetto. E ho avuto un´altra conferma dallo stesso Cosentino». Infatti Vassallo, dopo aver raccontato di un suo incontro proprio con l´onorevole, avvenuto in una sua abitazione di Casal di Principe, spiega: «Cosentino mi spiegò, vista la mia palese delusione, quali erano le vere ragioni della mia esclusione dal consorzio (...). Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei Casalesi si erano focalizzati, per l´attività in questione, nell´area controllata dagli Schiavone (in particolare, Cicciariello aveva potere su tutto il territorio di S. Maria La Fossa) e che, pertanto, il gruppo Bidognetti era stato «fatto fuori» in tale area; ne derivava la mia estromissione. In poche parole, Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte «a monte» dal clan dei Casalesi che aveva deciso che il termovalorizzatore si sarebbe dovuto realizzare in quel comune, e che anche l´affare del Consorzio Ce4/ECo era uno degli affari degli Schiavone. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell´affare».
3) Visto, infine, che Nicola Cosentino è indagato per concorso esterno in associazione camorristica da oltre un anno con richiesta di arresto negata dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati?
Ripeto la domanda: “L’inceneritore che Zinzi vuole realizzare in questa provincia serve a questo territorio? E se serve a chi serve? Credo che sia arrivato il tempo in cui ognuno dovrà dire da quale parte stare. Già in molti hanno scelto.
Caserta, 15 giugno 2010
Giuseppe Messina


Nella foto: Giuseppe Messina

sabato 12 giugno 2010

PERCHE’ LO SCIOPERO DEI MAGISTRATI ITALIANI DEL 1° LUGLIO PROSSIMO E’ A DIR POCO SACROSANTO


Il 1° Luglio prossimo venturo, l’Associazione Nazionale Magistrati ha indetto uno sciopero, condiviso da tutte le correnti, per protestare contro la manovra economica del Governo di taglio (10%)dello stipendio dei magistrati. A prima vista, per noi cittadini non addetti ai lavori, questo sembra uno sciopero “politico” e, sinceramente, alquanto impopolare. Insomma, vien da dire, sembra una difesa corporativa a propri (ancorché legittimi) interessi di parte.
Poi ho ascoltato su Sky Tg24 un costituzionalista: non solo ho capito la ragione dello sciopero, ma addirittura noi cittadini dovremmo appoggiare con tutte le nostre forze l’azione di protesta della Magistratura.
Vi trascrivo, infatti, per capirci meglio, la sezione 1 dell’articolo 3° della Costituzione Americana (17/9/1787): “II potere giudiziario degli Stati Uniti sarà affidato ad una Corte Suprema e a quelle Corti di grado inferiore che il Congresso potrà di volta in volta creare e costituire. I giudici della Corte Suprema e quelli delle Corti di grado inferiore conserveranno il loro ufficio finché non se ne renderanno indegni con la loro condotta (during good behavior), e ad epoche fisse riceveranno per i loro servizi un'indennità che non potrà essere diminuita finché essi rimarranno in carica”.
In pratica, la retribuzione dei giudici americani nominati secondo l'art. III della Costituzione non può essere ridotta durante la loro permanenza in carica: dunque, né il Presidente, né il Congresso hanno alcuna facoltà di ridurre lo stipendio dei giudici federali. Queste due salvaguardie consentono ad un organo giudiziario indipendente di deliberare senza vincoli imposti da influenze politiche o passioni popolari.
La Costituzione Americana, antecedente a quella italiana di circa 160 anni, aveva previsto una norma, appunto di rango costituzionale, tale da non ricattare e sottomettere in qualche modo i propri magistrati, onde non ridurne l’autonomia e l’indipendenza. In Italia, pur non esistendo una norma di salvaguardia così precisa e particolare (non si può ridurre lo stipendio ai magistrati!), vi sono norme, sempre di rango costituzionale, che ne precisano il ruolo, le funzioni, l’autonomia e l’indipendenza (Titolo IV - La magistratura, articoli da 101 a 113; art. 104: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”).
Sembra che la Magistratura italiana, se si permette di sfiorare il potere politico (la corruzione, le cricche, il malaffare politico …), possa restarne scottata (basta intercettazioni!! Giù lo stipendio!!): non si può accettare, è una prevaricazione bella e buona.
Il Legislatore che vuole mettere al guinzaglio il potere autonomo di controllo (la Magistratura e la Stampa) applica un meccanismo tipico dei più gretti regimi “fascio/piduisti/stalinisti”. Allora: sciopero!!

12/6/2010
Antonio Merola

Nella Foto:
Abramo Lincoln
Fu il presidente che pose fine alla schiavitù, prima con la Proclamazione dell'Emancipazione (1863), che liberò gli schiavi negli Stati dell'Unione, e poi con la ratifica del Tredicesimo Emendamento della Costituzione Americana, con il quale nel 1865 la schiavitù venne abolita in tutti gli Stati Uniti.

giovedì 27 maggio 2010

Noi cittadini abbiamo bene il diritto di non restare ostaggio di scontri tra interessi e di guazzabugli burocratici


La notizia apparsa sulla cronaca on-line, che non sarebbe stato rilasciato dall'Amministrazione Comunale di S. Maria C. V. il Permesso di Costruire per un complesso edilizio residenziale-commerciale, come richiesto dagli attuali proprietari del Mulino Parisi, si accompagna a dettagli forse non precisi e dunque fuorvianti.

Se quelli che conosciamo noi sono i documenti grafici e normativi del PRG/83 ufficiali ed autentici, dagli stessi rileviamo, come già richiamato in una precedente nota sull'argomento, che l'area in oggetto, riservata in un primo momento dal progetto di Piano allo standard n° 11 (edilizia scolastica), in sede di adozione dello strumento urbanistico ed in virtù dell'accoglimento della Osservazione n° 8, fu riclassificata area edificabile inclusa nella zona omogenea B 2.1, e tale dovrebbe essere rimasta nel dispositivo di approvazione regionale del Piano Regolatore tutt'ora vigente.
A meno che la Regione non abbia rigettata l'Osservazione suddetta ed il parere favorevole al suo accoglimento espresso dal Consiglio Comunale in sede di adozione del PRG (ma chi è depositario di questi segreti?...).
Comunque se all'epoca fosse stato confermato dalla Regione il vincolo alla destinazione standard, esso a tutt'oggi risulterebbe abbondantemente scaduto, e l'area declassata a "zona bianca" inclusa nel perimetro urbano, in attesa di riclassificazione: ma giammai "zona agricola". Viceversa se l'area de quo è legittimamente edificabile previa demolizione delle costruzioni esistenti, allora delle due l'una:
1. o il proprietario della stessa pretende troppo in termini di destinazione e cubature (cioè oltre quanto consentito in zona B 2.1 dalle norme del PRG/83);
2. o l'A. C. di S. Maria C. V. e l'Ufficio Tecnico Comunale hanno preso quanto meno ... un granchio.
Quanto poi al fatto che il Piano Regolatore vigente sia vecchio ed inadeguato, com'è stato sottolineato da qualcuno che ha astiosamente commentato il diniego di Concessione in oggetto (azzardando anche l'ipotesi che ben diverso sarebbe stato l'esito della pratica se a firmare il progetto fosse stato qualche altro professionista), è appena il caso di richiamare che il tentativo fatto qualche anno fa di varare uno strumento nuovo, contrario alla speculazione ed adeguato alle vere esigenze della comunità sammaritana (e comunque di dar vita ad un corso più trasparente della gestione dell'urbanistica in questa città) è fallito per il boicottaggio delle solite lobby e per il disinteresse dei cittadini.
Al punto in cui siamo cosa si prospetta ora per l'area dell'ex Mulino Parisi?
Una guerra aperta a colpi di carta bollata o trattative sotterranee tra le parti?...
In ogni caso, di fatto, lo stallo per ancora chissà quanto tempo!
E pure sarebbe bastata un po’ di intelligenza ed autorevolezza da parte dell'A. C. e di senso della misura da parte della proprietà del Mulino Parisi per arrivare invece a concordare una sistemazione complessiva della vasta area, comprensiva sia di una equilibrata utilizzazione residenziale-direzionale redditizia per gli operatori privati, sia di una quota di attrezzature pubbliche (verde, parcheggi ed attrezzature sociali) a beneficio dell'ambito urbanistico di contesto.
Invece ora la parte nord ed est del lotto rimane oppressa da quello che ormai hanno fatto diventare un rudere non più recuperabile, e quella retrostante e ad ovest un area incolta preclusa in ogni caso alla fruizione dei cittadini e senza alcuna utilità urbanistica e sociale.
Speriamo almeno che al più presto venga eseguita la messa in sicurezza del fronte nord del fabbricato e venga sbaraccata quella recinzione di barriere visap avanzate sulla sede stradale, che restringe ormai da mesi a budello l'accesso principale di S. Maria C. V. dalla via Appia, complicando ulteriormente un incrocio a cinque bracci già di per sé irregolare e congestionato.
Noi cittadini abbiamo bene il diritto di non restare ostaggio di scontri tra interessi, e di guazzabugli burocratici.

27/05/2010 - Associazione Terzo Millennio di S. Maria C. V.

venerdì 14 maggio 2010

UN TERMOVALORIZZATORE A S.MARIA CAPUA VETERE? (2)


Lo Spettro di un Termovalorizzatore si aggira per le campagne di Sant'Andrea

Provenendo da Teverola in direzione nord-est, arrivati alla località Spartimento, mentre la Strada Statale 7 - bis devia a sinistra per San Tammaro e Capua, dove si ricongiunge all'Appia, la Provinciale Via Napoli prosegue diritta verso il centro abitato di S. Maria C. V..
La biforcazione molto angolata è inoltre sovrastata dal viadotto delle FS che le viene incontro tenendosi nell'ultimo tratto in parallelo alla provinciale e quindi taglia la statale allo stesso modo.
Al di là della deviazione sui due lati della SS 7 - bis sono ubicati da un lato il carcere mandamentale e dall'altro l'impianto del CdR sorto nel 2001/2002 sull'area dell'ex impianto di trattamento degli RSU: due funzioni il cui traffico indotto ed i cui accessi interferiscono pesantemente con il traffico passante Aversa - Capua.
Da qui si vedono in lontananza le case della nuova periferia del rione Sant'Andrea, l'antico borgo di Sant'Andrea dei Lagni rimasto tagliato fuori da un rapporto organico con la cittadina sammaritana risorta nel settecento sull'Antica Capua, fin da quando, a metà ottocento, fu realizzata la tratta locale della ferrovia Napoli - Roma.
Alle spalle dell'impianto di CdR, compresa tra le due strade che proseguono divaricandosi, si apre l'ultimo spazio dell'ambito territoriale del comune di S. Maria C. V. rimasto ancora agricolo.
Sembra che in questa campagna il neoeletto Presidente della Provincia Domenico Zinzi abbia l'intenzione di ubicarvi un termovalorizzatore dimensionato sul bacino provinciale di produzione dei rifiuti, secondo una certa "visione tecnica" che lo considererebbe opportunamente affiancato al Cdr, impianto destinato per l'appunto alla produzione di combustibile da rifiuti (le famose ecoballe).
A tutta prima sembra un idea buttata lì, frutto dell'improvvisazione personale, che infatti non ha suscitato particolari commenti.
A parte il movimento Speranza Provinciale che immediatamente ha preso posizione contro l'ipotesi del termovalorizzatore, richiamando a Zinzi quali siano viceversa i provvedimenti da prendere per risolvere alla radice la problematica dei rifiuti nella nostra provincia, ed a parte l'associazione Rione Sant'Andrea, che immediatamente ha chiesto al sindaco di S. Maria C. V. chiarimenti in merito al paventato termovalorizzatore che dovrebbe sorgere in prossimità del quartiere, altri, che pur dovrebbero dire qualcosa, per il momento non dicono niente.

L'A. C. di S. Maria C. V. non scopre le sue carte; gli esponenti politici cittadini tacciono.
Noi riteniamo invece che va fatta immediatamente chiarezza per accertare quale fondamento abbiano le voci secondo cui l'idea annunciata in maniera informale dal Presidente della Provincia non è solo una sua brillante invenzione, bensì corrisponde a volontà più ampie e condivise che forse gliel'hanno suggerita; non sottovalutiamo affatto la pericolosa "fattibilità" di un impianto che potrebbero essere in tanti a volere, e del quale forse a nostra insaputa già si parla da tempo in determinati ambienti.
Gli indizi ci sono.
L'area in oggetto è infatti da più di venti anni in attesa di una riclassificazione urbanistica e dunque di una destinazione diversa da quella agricola.
Nel 1988 fu varato un Piano Per Insediamenti Produttivi esteso oltre 300.000 mq, redatto dall'Ufficio Tecnico Comunale, fuori Piano Regolatore e dunque illegittimo: all'inizio fu finanche pubblicato il bando di gara per l'assegnazione dei lotti edificabili... poi non se ne seppe più nulla.
Ma recentemente l'Amministrazione Comunale di S. Maria C. V. presieduta dal sindaco Iodice ha rispolverato quel Piano e lo ha riproposto in Consiglio Comunale.
Evidentemente c'è qualcuno che vuole arrivare alla sua meta a tutti i costi anche a distanza di anni.
Avverso i contenuti tecnici del Piano di cui alla Delib. di adozione n° 52 del 20/07/04, furono presentate formali Osservazioni al Signor Sindaco,al Presidente del Consiglio Comunale, al Direttore del Settore Tecnico Comunale (prot. 25343 del 9 Settembre 2004).
Successivamente, avverso la procedura di approvazione effettuata dalla nuova amministrazione (commissariale in attesa di nuove elezioni) e pubblicata nel BUR Campania n° 46 del 09/10/06, altri cittadini sammaritani (un agronomo, un geologo, un funzionario della P. A.) venne depositata al prot. n° 42690 dell'11/12/06 una circostanziata nota indirizzata al Sindaco e al Direttore del Settore Tecnico.
Non sappiamo con quali risultati sotto il profilo legale (l'A. C. di S. Maria C. V. non ha mai risposto): forse il Piano, nonostante la qualificata opposizione è giuridicamente esistente e valido?
Un fatto è certo: esso è a tutt'oggi inoperante.
Ed infatti, a prescindere dall'iniziativa di contrasto, gli "interessati" hanno un altro e forse più grave problema: a chi rifilare quelle aree non ancora urbanizzate, come aree edificabili a destinazione produttiva, se di operatori in attività produttive non si profila neanche l'ombra all'orizzonte?
Il termovalorizzatore di Zinzi potrebbe essere allora l'"uovo di Colombo", la destinazione ad hoc, la soluzione ideale per trarre profitto dalla cementificazione legalizzata di una vasta area: i soldi si troveranno nel programma di investimenti pubblici per il completamento delle infrastrutture e degli impianti necessari a risolvere (alla maniera di Berlusconi, ma non solo...) la "questione rifiuti".
Quanto agli impegni di ridurre a monte il carico dei rifiuti, di portare a compimento una integrale differenziata, di sostenere la creazione di filiere per il riciclaggio dei materiali recuperabili, di realizzare gli impianti di compostaggio, e i tanti altri obiettivi proclamati, ... tutto ciò non conterà più nulla di fronte al fiume di denaro che girerà intorno alla vendita delle aree, ed alla progettazione e realizzazione del termovalorizzatore!
E così il territorio di S. Maria C. V. corre davvero il rischio di perdere altri ettari del suo ormai esiguo patrimonio di spazio agricolo, preziosi ed insostituibili per l'equilibrio ambientale ed urbanistico locale e potenziale risorsa per la partecipazione del comune ad un nuovo ciclo economico fondato sulla green-economy.
E tutto ciò magari senza che la classe dirigente politica e professionale sammaritana si assuma la responsabilità di sottoporre a corretta verifica il bilancio economico-ambientale delle conseguenze che deriverebbero dall'attuazione di una previsione tanto nefasta quanto chiaramente sostenuta solo da interessi di parte che nulla hanno a che vedere con le esigenze di una intera comunità.

Ass. Terzo Millennio S. Maria Capua Vetere

email: terzomillennio.caserta@gmail.com
sito internet: www.terzomillennio.caserta.it


Nella foto: lavori di riattazione del portale seicentesco della Chiesa di Sant'Andrea Apostolo

lunedì 10 maggio 2010

UN TERMOVALORIZZATORE A S.MARIA CAPUA VETERE?


Al Sig. Sindaco
del Comune di Santa Maria Capua Vetere
Fax Ufficio Protocollo: 0823.813.108


Oggetto: informazioni circa le notizie di stampa sulla richiesta, da parte del neopresidente della Provincia di Caserta, di contributi all’Unione Europea per un termovalorizzatore “… dalle parti di Santa Maria Capua Vetere …”.

Il sottoscritto dr. Antonio Merola, medico di Famiglia in S.Maria Capua Vetere, con studio in via Trento 3, tel./fax 0823/890289, cell. 335/8281860, posta elettronica certificata: antoniomerola@pec.it,
vista la notizia, pubblicata su “la Repubblica/Napoli” in data 9/5/2010, pag. V, “CASERTA, Zinzi firma l’intesa per la sua provincia per un termovalorizzatore e stop ai rifiuti da altre aree”, che si allega alla presente, nella quale si annuncia, tra l’altro, che “… Zinzi però ha voluto fortemente l’accordo dopo aver annunciato di voler chiedere i contributi Ue per un termovalorizzatore casertano … non certo a S.Maria La Fossa, progetto ormai tramontato a tutti gli effetti, semmai dalle parti di Santa Maria Capua Vetere, dove c’è già l’impianto di trattamento Stir…”;
chiede
alla S.V. se è nota la richiesta di cui in oggetto.
Grato per cortese cenno di riscontro, porge distinti saluti.

S.Maria C.V., 10/05/2010
Dr. Antonio Merola

lunedì 19 aprile 2010