mercoledì 16 novembre 2016

UNA BUONA NOTIZIA: IN CORSO LA BONIFICA DEI SITI INQUINATI DELLE NOSTRE PERIFERIE.

Non so se ricordate,
ci occupammo circa 8 anni fa dei siti inquinati delle nostre periferie


Solo oggi ho potuto constatare di persona l'impegno di questa Amministrazione comunale, targata Mirra,  per la bonifica dei rifiuti combusti ed industriali sulle nostre terre. 
Sono stato qualche minuto a chiacchierare con il giovane ingegnere ambientale, ing. Ardito Roberto,  dell'azienda "Teco" che si sta occupando della bonifica dei rifiuti combusti giacenti sulle nostre terre. Ho potuto vedere, nel poco tempo che avevo, che trattasi soprattutto di rifiuti industriali, evidentemente di aziende che operano in nero nelle nostre realtà. È precisamente questa la vera tragedia delle nostre terre, non certo i rifiuti solidi urbani, ma l’immane lavoro nero di piccole e medie aziende che operano e lavorano in regime di totale evasione fiscale, che non solo uccide i diritti dei lavoratori, ma che uccide ed avvelena le nostre terre e la nostra salute. La Campania, ancora oggi, non ha siti di stoccaggio per i rifiuti industriali, ciò spiega perché le nostre terre siano diventate siti di stoccaggio di rifiuti industriali.  E’ una battaglia storica di Marfella, che da anni denuncia la questione dei rifiuti industriali ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/15/se-non-partiamo-dai-rifiuti-industriali-non-capiamo-il-gioco-dei-tre-sacchetti/1960748/)

Antonio Merola
16/11/2016

martedì 7 giugno 2016

Grazie

GRAZIE
Il Gruppo politico "Uniti per Esistere", con i suoi Candidati e Delegati di Lista, ringrazia gli elettori sammaritani per l'elezione al Consiglio comunale dell'amico dott. Pasquale Cipullo, a cui va l'augurio di buon lavoro insieme al Sindaco Antonio Mirra. Il nostrio gruppo, grazie al responso elettorale, si rende ancor più disponibile ad affrontare i nodi cruciali della nostra Città, avendo la competenza e la passione per condividere con le altre forze della coalizione la gestione della cosa pubblica, non certo alla ricerca di uno strapuntino, ma perché ha collaborato con Mirra e le altre Liste nella redazione del programma amministrativo, a cui va data ampia attuazione principalmente in tema ambientale, culturale, urbanistico, sanitario e in tema di trasparenza degli atti amministrativi. Tutte materie per le quali il nostro Sindaco Antonio Mirra ha dato ampia garanzia di voler e saper attuare. È il momento che la nostra Città rialzi la testa. Viva Santa Maria Capua Vetere ed il Suo Primo Cittadino Antonio Mirra

domenica 6 marzo 2016

Le primarie del Centro Sinistra in tutta Italia, un’occasione mancata a S. Maria C.V.




Il PD "stellatiano" oggi ha perso una bella occasione di democrazia. In quasi tutti i Comuni d'Italia si stanno svolgendo le primarie per le prossime amministrative - Napoli, Milano, Aversa, ... - la nostra Città neanche viene citata per le prossime amministrative. In attesa di sapere cosa uscirà dal cilindro del M5S - qualora la Casaleggio Associati, dopo aver spiato le email dei suoi deputati, decida chi debba correre per S. Maria -, non possiamo, noi cittadini sammaritani, non rammaricarci per la miopia politica del familismo "stellatiano". Le competizioni elettorali, da quasi 20 anni, gli Stellato le perdono puntualmente, figurarsi se abbiano potuto immaginare di offrire alla cittadinanza sammaritana uno strumento, come le primarie, che superino i veti nel centro-sinistra, per dare voce ai cittadini per la scelta del candidato sindaco. Del centrodestra neanche a parlarne ...
"Per fortuna che c'è il Riccardo ..." cantava Gaber, sommessamente, dico io,  "per fortuna  che c'è  l'Antonio (Mirra)".

Antonio Merola

mercoledì 9 dicembre 2015

"I veleni riaccendono la Terra dei Fuochi": l'Inchiesta del Corriere della Sera.


Stella e Rizzo

Credo che Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo siano i maggiori Giornalisti d'inchiesta d'Italia (ricordate "la Casta"?). Oggi sul Corsera pubblicano, in prima pagina, la prima puntata di un'inchiesta da ascrivere agli annali del giornalismo serio ed informato, senza indugiare agli allarmismi, ma ove si racconta in maniera precisa ed articolata la tragedia delle nostre terre, portando avanti una tesi che da anni Antonio Marfella ed i Medici per l’Ambiente  portano avanti in tutte le sedi possibili ed immaginabili: la tragedia della terra dei fuochi non è dovuta ai rifiuti solidi urbani, ma ai rifiuti industriali!! Di seguito, un estratto dell’articolo.

“Mercoledì 9 Dicembre, 2015 - CORRIERE DELLA SERA © RIPRODUZIONE RISERVATA
I veleni riaccendono la Terra dei Fuochi
Trovati i fondi per le ecoballe, restano i micidiali scarichi delle fabbriche clandestine 

di Sergio Rizzo
e Gian Antonio Stella

O cchio non vede, cuore non sente, naso non annusa». Dicono don Maurizio Patriciello e altri bastian contrari che questo è il senso della cosiddetta «bonifica» decisa per la «Campania infelix».
Rimosse le ecoballe così brutte e vistose, che problema resterà mai? Un po’ di veleni? Uffa, che tormentone ’sta Terra dei fuochi!


Ma certo che fanno spavento, le colline di spazzatura urbana impacchettata su quattro chilometri e mezzo quadrati a Taverna del Re. Ha twittato Matteo Renzi: «In legge di Stabilità ci sono 450 milioni in tre anni per chiudere la ferita della Terra dei fuochi». Meglio, per «eliminare in modo serio e rigoroso la piaga delle ecoballe».
Evviva. Prima se le portano via e meglio è. Se poi ce la fanno in tre anni evviva bis: quelle ecoballe messe in fila arrivano da Giugliano a Lisbona e da lì a Vienna e Kabul. Vanno tolte e smaltite. Detto questo: è l’unico problema della Terra dei fuochi? «Finiamo a parlare sempre dei rifiuti urbani», accusa don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano che ha mobilitato decine di migliaia di persone su questi temi, «e invece sappiamo che qui la gente muore per i rifiuti industriali».
Raffaele Cantone, presidente dell’Authority contro la corruzione e lui stesso di Giugliano in Campania, conferma: «I problemi sono tre. Le ecoballe, gli scarichi tossici del passato, gli scarichi tossici di oggi». Sciolto il primo (anche se Taverna del Re svuotata dal pattume vogliamo vederla coi nostri occhi), restano gli altri due nodi. Sui quali c’è silenzio. O addirittura fastidio: perché parlarne ancora? Un dettaglio dice tutto: su 2.993 notizie Ansa in cui si cita Vincenzo De Luca (ci sarà pure qualche omonimo ma quasi tutte parlano di lui, il governatore) non ce n’è una, neppure una, in cui lui nomini la Resit di Giugliano.
Eppure dopo lo sversamento di 341 mila tonnellate di rifiuti tossici tra i quali 30.600 di schifezze chimiche dell’Acna di Cengio sepolte sotto terra, come scrisse Roberto Russo sul Corriere del Mezzogiorno , la Resit è per il commissario di governo alle bonifiche Mario De Biase la più pericolosa: «Non ci dormo. È il peggio che ci sia in Campania, lì sotto sono stati sversati tutti i veleni d’Italia, insomma, è un incubo».
Il dossier del geologo Giovanni Balestri, del resto, non lascia dubbi: entro il 2064, il percolato altamente tossico che «fuoriesce inesorabilmente dagli invasi sarà completamente penetrato nella falda acquifera che è collocata al di sotto dello strato di tufo sopra il quale si trovano le discariche. I veleni contamineranno decine di chilometri quadrati di terreno e tutto ciò che l’abiterà».
Tema: dato che rifiuti tossici sarebbero stati scaricati per anni anche nelle discariche autorizzate («Magari sulla bolla risultava una cosa e sul camion ce n’era un’altra», sospira Stefano Tonziello, gestore a suo tempo di più immondezzai pubblici) e che perfino alla Resit la bonifica non è manco cominciata (Cantone stesso segnalò che l’appalto era finito anche a imprese condannate per reati ambientali: tutto bloccato) così come in tante altre discariche a rischio, chi ha ragione? Il rapporto (772 pagine) della Commissione rifiuti che denuncia «una catastrofe ambientale» paragonabile alla «diffusione della peste secentesca» o Enzo De Luca che all’Expo ha detto che la regione è prima «per la vastità, qualità e profondità del controllo del proprio territorio e del proprio ambiente» e che «il 97% della Campania è sano e incontaminato»?
Ammesso sia vero: ha fatto i conti su cosa rappresenti quel 3% su un’area regionale di 13.595 chilometri quadrati? Sono 407 chilometri quadri. Venti per venti. Abbondanti. Quattro volte la superficie (117 chilometri quadri) del comune di Napoli. Ma se guardiamo alla «terra buona» e togliamo cioè la montagna (34,5%) e larga parte della collina (50,8%), la pianura (14,7%) un tempo fertilissima dove sono stati scaricati in larga parte i rifiuti tossici si riduce a molto, molto meno. Non bastasse, il suolo effettivamente occupato dal cemento, per l’Ispra, è già il 17,3%. Anche questo in gran parte in pianura. Il che significa che la quota avvelenata di «terra buona» è molto più alta...
Dice che il monitoraggio ufficiale su 1.654 animali («Centotrentuno volpi, 700 lumache e ancora capre e api, con particolare attenzione al miele») e su 2.942 prodotti ortofrutticoli ha dato risultati confortanti. E che anche a Giugliano le fragole, come certificò sul Foglio Salvatore Merlo citando i Nas in un reportage «antropologico» in cui dipingeva donne coi «seni esplosivi ballonzolanti nelle libere vesti e il fiato pesante delle donne dei cannibali», «sono buone. Sono cioè commestibili, sane, non contaminate».
E allora? «Le fragole sane non vogliono dire niente — risponde Giovanni Balestri —. le fragole prendono quello che serve loro dallo strato più superficiale del terreno. I problemi sono sotto, in profondità». Ed è da lì, da quei rifiuti tossici affondati per decenni nel terreno, che verrebbe l’ondata di tumori che falciano, per gli ambientalisti, gli abitanti della Terra dei fuochi.
«La Terra dei fuochi, per come ce l’hanno descritta, non esiste. C’è un’emergenza, nota, e riguarda le ecoballe da smaltire», ha scritto sul suo blog Claudio Velardi, già consigliere di D’Alema a Palazzo Chigi e poi regista delle campagne elettorali di Renata Polverini e di Vincenzo De Luca, accusando dei ritardi «fomentatori politici di tutte le risme: vecchi estremisti di sinistra, nuovi millenaristi vestiti da grillini, preti a caccia di visibilità, finte mamme coraggio. Amen».
Anna Magri aveva un bambino, si chiamava Riccardo, nella foto che mostra aveva un maglioncino a righe e se l’è portato via una patologia tumorale scoperta quando aveva sei mesi: «Allattavo al seno. È passato dal seno direttamente alla macchina del chemioterapico». Fino alla fine. Dice che ha altri figli ma non ha mai pensato di andar via da qui: «Non posso abbandonare Riccardo lì al cimitero». E gli altri due bambini? «Noi mamme ci siamo unite per combattere a nome loro. Perché questa terra venga risanata». Antonio era l’unico figlioletto di Marzia Caccioppoli, un’altra di quelle che Velardi bolla come «finte mamme coraggio»: «Era un bambino sano, faceva nuoto. Vivevamo a Casalnuovo. La notte l’aria era irrespirabile. Un giorno, a otto anni e mezzo, ha avuto un rallentamento motorio. L’abbiamo portato da uno specialista, poi al Gaslini di Genova. Dove hanno accertato che Antonio era stato colpito da un tumore che non colpisce i bambini ma le persone anziane. Visti i risultati della biopsia l’oncologa chiese: “Signora, dove vivete? Vicino a industrie?”. Non capivo. Intorno avevamo campi…». Avvelenati. Però.
«Vent’anni fa, quando qui nasceva un bambino sapeva di avere l’aspettativa di vita di tutti i bambini italiani ma oggi non è più così — accusa l’oncologo Antonio Marfella, dirigente all’Istituto dei tumori «Pascale» —. Oggi chi nasce qui ha dal 20 al 30% di probabilità in più di essere colpito da un tumore infantile. E i tumori infantili rappresentano un marcatore specifico di tensione ambientale». È la paura di numeri ad aver finora frenato il registro dei tumori? «Il registro dei tumori, con primari pagati da primari, c’è da anni e anni. Ma era una scatola vuota. Ci è stato detto che i dati saranno disponibili non prima del 2018…».
Nel frattempo, mentre i veleni del passato restano lì sotto a inquinare le falde e covare nuovi lutti su tempi lunghi, i roghi notturni continuano. L’attivista Enzo Tosti, che dopo anni di battaglie sul fronte della Terra dei fuochi, su e giù per discariche, è stato colpito lui pure dal tumore, mostra un enorme terreno lasciato all’incuria nel comune di Orta di Atella. Tra le erbacce c’è un cartello con la bandiera dell’Unione Europea: «Qui doveva sorgere un consorzio di alta moda. I politici la sbandierarono come una grande occasione. E avrebbe dato lavoro ai ragazzi. Sono rimasti solo i cartelli. Delle fabbriche neanche l’ombra». Meglio: le strade e le piazzole che avrebbero dovuto servire il distretto tessile sono usate per scaricare, giorno dopo giorno, i rifiuti di lavorazione delle uniche fabbriche esistenti. Quelle «inesistenti». Che non risultano essere mai nate, che non ri-sultano avere dipendenti né pagare tasse e contributi, che non risultano produrre nulla: come fantasmi, non possono manco liberarsi degli scarti di lavorazione. E buttano tutto qua e là, per poi mandare qualcuno che li bruci. Magari i bambini rom del campo accanto alla Resit, che crescono cenciosi giocando tra le vicine discariche. «Oggi, e dico oggi, la regione Campania produrrà 6.500 tonnellate di rifiuti urbani ma soprattutto altre 22 mila di rifiuti speciali e non c’è in regione una sola discarica a norma per questi rifiuti. Più altre 6.500 prodotte in quest’area che è quella a più alta densità di produzione clandestina di borse e articoli vari di pellame. Come li smaltiscono? Li scaricano qua e là e li bruciano»  (...)
  (1 — continua)

© RIPRODUZIONE RISERVATA”


sabato 16 maggio 2015

ELEZIONI REGIONALI IN CAMPANIA DEL 31 MAGGIO 2015, L’IMPEGNO DI “UNITI PER ESISTERE” PER S. MARIA CAPUA VETERE: UN PRIMO RESOCONTO



La lista civica UNITI PER ESISTERE, in occasione delle prossime elezioni regionali, aveva organizzato una serie di tre incontri con i candidati delle varie coalizioni che aspirano alla guida della regione Campania, con l’intenzione di discutere con i vari candidati dei contenuti e delle problematiche propri di politica regionale – sanità, ambiente, trasporti e lavoro -e di promuovere un dibattito tra cittadini ed i candidati.
Questa idea è stata molto efficace sabato scorso 9 Maggio, quando sono intervenuti Luigi Bosco e De Michele per il centro-sinistra che appoggiano il candidato regionale Vincenzo De Luca. La stessa cosa non è avvenuta sabato 16, poiché i candidati del centrodestra non solo non sono venuti, ma evidentemente distratti dalle elezioni provinciali, hanno disdetto la loro presenza all’ultimo momento: uno con la scusa che la propria segreteria ha fatto confusione (Zinzi), l’altro perche è morta la mamma del suo capufficio (Marco Ricci), l’altra candidata (Lucrezia Cicia) non si è capito il perché (bloccata nel traffico). Abbiamo apprezzato le scuse dell’ imbarazzatissimo coordinatore di “Forza Italia” di S. Maria Rino Capitelli, il quale ci ha deliziato della sua “incompetenza” sugli argomenti di discussione della nostra serata, ma promettendoci (beati noi!!) che ha pronte ben 5 liste per le amministrative sammaritane dell’anno prossimo: prosit!!
Certamente possiamo sembrare un po’ ingenui a cercare di discutere di argomenti che interessino la vita concreta dei cittadini. Mentre i candidati dei vari partiti dell’arco costituzionale mandano le parentele ad elemosinare voti porta a porta, mentre un Assessore della nostra Amministrazione cittadina di centro sinistra si è candidato per il centro-destra, mentre il capo dell’Amministrazione stessa ospita nei propri locali la kermesse del candidato di Teverola del centro-sinistra, a noi era sembrato più utile discutere di argomenti che toccano la vita concreta di tutti i cittadini. Convinti come siamo e restiamo che le posizioni di governo della nostra regione non possano essere preda solo di dilettanti, mestieranti della politica o della peggior specie di imbonitori.
Ed ora ci vediamo sabato prossimo: abbiamo pronti gli argomenti  per il Movimento  5 Stelle.


SMCV, 16/5/2015
Dr. Antonio Merola

venerdì 26 settembre 2014

Attacco proditorio sul Mattino di ieri alla classe medica




Egregio dott. Antonio Galdo,
nel Suo articolo di ieri sulla prima pagina del Mattino, “medici di famiglia, la rendita intoccabile”, da attento lettore e abbonato, nonché Medico di Famiglia (si dice anche Medico di Medicina Generale, Assistenza Primaria o Medico di Base), vorrei rappresentarLe almeno due imprecisioni riscontrate nel suo commento.
I medici di Famiglia non hanno tutti 1500 pazienti (già questo sgombrerebbe il campo da un’altra imprecisione, cioè, come Lei afferma, “ … attività professionale protetta, non esiste concorrenza, poco impegnativa e ben retribuita ..”).
Infatti, se Lei avesse consultato gli ultimi dati ISTAT disponibili (2010), si sarebbe reso conto molto facilmente che, a fronte della “possibilità” di avere 1500 assistiti, con un rapporto ottimale 1 a 1000, mediamente i 45.878 medici di famiglia d’Italia hanno in carico 1.147 assistiti per singolo medico. Non vorrei citare la statistica dei “polli di Trilussa”, ma se vi sono dei medici con 1500 assistiti, almeno la metà di essi ne assiste un numero nettamente inferiore, cioè 1.147 in media.
Ora, seguendo il Suo ragionamento, un medico “massimalista” guadagna, come Lei scrive, circa “ … 5-6mila euro …” al mese, per comodità, diciamo mediamente 5.500 euro mensili. Primo falso: ai 5.500 euro bisogna sottrarre il 23% (la differenza tra il massimale e la media di TUTTI i medici); quindi abbiamo, sempre secondo il suo ragionamento, una media di stipendio di 4.235 euro al mese. A questa cifra bisogna sottrarre mediamente la maggiore aliquota IRPEF, nel mio caso, circa 5.000 euro all’anno. E siamo a 3818,4 euro al mese. A tale somma vanno sottratte le spese obbligatorie di studio: affitto, telefono e collegamento internet (obbligatori, a pena decadenza dalla convenzione), rifiuti solidi urbani, contratto annuale per rifiuti speciali, energia elettrica e riscaldamento, eventuale collaboratore di studio (a fronte di soli 300 euro di contributi da parte dell’ASL), computer, stampanti, toner, automobile per le visite domiciliari, assicurazione obbligatoria, quota A dell’ENPAM … Da sottolineare che il medico di famiglia non ha diritto ala tredicesima, al trattamento di fine rapporto, alle ferie e alla malattia (il medico deve pagare un sostituto quando si assenta). Quanto fa? Non saprei, ma lo stipendio non assomiglia per niente al Suo!!
Io sono tra i “fortunati”: vinsi la “zona carente” (così si dice quando si diventa medici di famiglia) abbastanza precocemente, all’età di 40 anni (ora ne ho 51). Ebbene, vorrei inviarle la mia busta paga, ma mi vergogno … Ed allora, per documentarle quanto Le vado dicendo, Le allego il calcolo della mia pensione redatto dall’EMPAM. Brevemente: all’età di 68 anni e sei mesi, avrò una pensione annua lorda di euro 14.980,50 (la quota A trattasi di 2-300 euro al mese); se volessi avere una pensione annua lorda di euro 31.312,06, dovrei pagare un “allineamento” di euro 149.171,65 (sì, ha letto bene, centoquarantanovemila …), ma da pagarsi con comode rate e con un basso interesse …
Passiamo al secondo falso: l’ingorgo del Pronto soccorso del Cardarelli che Lei ascrive allo scarso lavoro dei medici di famiglia.
Brevemente: a poche decine di metri da Cardarelli (la famosa zona Ospedaliera), ci sono i seguenti nosocomi (forse qualcuno mi sfugge):
1.     Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II: 1000 posti letto per ricoveri ordinari, 200 posti letto per day hospital (totale di impiegati, tra medici, infermieri, tecnici, ausiliari e amministrativi è di circa 3400 unità). Non Pronto Soccorso;
2.     Ospedale di eccellenza “Cotugno”: 248 posti letto, non Pronto soccorso;
3.     Ospedale di eccellenza “Monaldi”: 158 posti letto, non Pronto soccorso;
4.     Ospedale di eccellenza “Pascale”: 230 posti letto, non Pronto soccorso.
 Il “Cardarelli”, la più grande azienda ospedaliera dell’Italia Meridionale, offre la maggioranza delle risposte specialistiche agli utenti napoletani, nazionali ed internazionali (ho visto degli americani ricoverati nel reparto di chirurgia toracica: gli americani privi di copertura assicurativa preferiscono spendere di aereo per venire a Napoli, per poi ricoverarsi, tramite il P.S., nei reparti ultraspecialistici del Cardarelli). L’ingolfamento del P.S. del Cardarelli è colpa dei medici di Famiglia? Si è fatto il conto dei codici bianchi? Quanti tickets sono stati pagati per i codici bianchi? Lei, dott. Galdo, ha chiesto alla Direzione Sanitaria/Amministrativa del Cardarelli quanti codici bianchi (di competenza della medicina territoriale) vengono evasi dal Pronto soccorso del Cardarelli? Se tali codici bianchi, di euro 50 cadauno, vengono pagati dagli utenti?
Ora, io non riesco ad abbassarmi a discutere con Lei con ragionamenti da bar dello sport (si rende conto che Lei cita ancora Albero Sordi nel “medico della mutua”, film di 50 anni fa?), ma le sciocchezze che ha scritto sono veramente esilaranti, se non fossero proditorie. Sono sciocchezze che rasentano le calunnie: colpire a caso, nel mucchio, a chi “coglio coglio”: ha litigato con il Suo medico di Famiglia?
Il suo “articolo” ricalca in maniera pedissequa la posizione del Movimento 5 Stelle (cfr. : https://www.youtube.com/watch?v=awLUpuOfEto): il populismo di Beppe Grillo lascia il tempo che trova, mi fa specie che un glorioso giornale come il “Mattino” si sia accodato al più becero dei qualunquismi.
Non mi venga a dire che difendo la casta: mio padre era un emigrante, d’estate lavoravo la terra e d’inverno studiavo. Vi sono grandi criticità nella medicina territoriale, quando vuole ne possiamo parlare. In questi giorni si sta discutendo a Roma, con la SISAC, del rinnovo del contratto e di tutta la rifondazione della medicina generale (sulla scorta della Legge Balduzzi …). Ecco un’altra falsità che Lei ha scritto: è falso che “ … il corporativismo della categoria …” stia bloccando la “… rivoluzione organizzativa …”. Si sta discutendo delle AFT (s'informi!!) e dell’h/24, ma (le dò una notizia) ad “isorisorse”, come si dice oggi con un brutto neologismo!! Più semplicemente, si vogliono organizzare le nozze con i fichi secchi!!
Non comprendo perche è abbia sparato così a freddo sulla classe medica: sta corteggiando Beppe Grillo? Il giornale su cui scrive diventerà un megafono del grillismo? Mah …!

Santa Maria Capua Vetere (Ce), 26/09/2014
Antonio Merola
Email: antoniomerola@libero.it