martedì 23 febbraio 2010

IL PIANO-FORTE E IL PIANO-CASA


Si ha notizia che, in vista della discussione in Consiglio Comunale della Delibera riguardante i provvedimenti di competenza dell’Ente Locale relativamente alla attuazione del Piano-Casa, l’A. C. di S. Maria C. V. abbia consultato il Prof. Arch. Francesco Forte, incaricato della redazione del PUC, e che lo stesso, in data 19 Febbraio, abbia rilasciato un “parere verbale” (positivo?... negativo?....).
Insomma, non essendovi una nota sottoscritta ufficialmente consegnata, quella di Forte è da ritenersi nulla di più della espressione in forma privata di una opinione personale.
Ed infatti, che “ci azzecca” (come direbbe il buon Di Pietro) il progettista del PUC con il Piano-Casa, visto che le disposizioni di quest’ultimo sono in deroga ai Piani Regolatori vigenti (… figuriamoci a quelli “in itinere”)?
Ma allora l’Amministrazione Comunale con la suddetta consultazione cosa ha cercato di ottenere:
1. un autorevole avallo tecnico?
2. un’assoluzione preventiva dei suoi peccati?
3. un’assicurazione della successiva omertà da parte del tecnico che, dopo essere stato temporaneamente “sospeso a divinis” (dalla legge Berlusconi-Bassolino) per il tempo strettamente necessario all’approvazione del Piano-Casa, appena dopo il 28 Febbraio risulterà reintegrato nella funzione, con il preciso compito di compatibilizzare nel piano urbanistico generale che porterà la sua firma le scelte effettuate al di fuori di ogni logica di pianificazione?
Di fatto gli si chiede un esercizio di equilibrismo oltre l’impossibile, tenuto conto dei contenuti della “Relazione sullo stato di fatto” e della “Relazione sugli obiettivi programmatici di pianificazione”, che già portano la sua firma, consegnate nel Novembre del 2001 alla A. C. di S. Maria C. V., un anno e mezzo dopo aver ricevuto l’incarico di redigere il PRG (così allora si chiamava il PUC) dalla Giunta del sindaco Iodice.
Questo maledetto vizio della “politica” di tenere i tecnici a loro disposizione, e di pretendere che si precipitino ad ogni chiamata del ducetto di turno (il sindaco del paese, l’assessore provinciale o regionale, il governatore della regione…) per mettersi a disposizione nell’eseguire il “lavoro sporco” (legalizzare le porcherie), quando finirà?
Le condizioni perché esploda il patto tacito tra politica e professionisti (acquiescenza in cambio di incarichi) ci sono già: sta diventando praticamente abissale il divario tra le pretese di affarismo speculativo-clientelare dell’una rispetto agli oneri di formalizzazione e verifica posti a carico di quegli altri da una legislazione sempre più demagogica e farraginosa, travestita da “ambientalismo-culturalismo-tecnicismo” oltranzista.
Quanto alla reale partecipazione popolare alla formazione delle scelte di pianificazione dei territori, questa è stata letteralmente annichilita dall’apparato pseudo-tecnico e burocratico delle famigerate Valutazioni Ambientali Strategiche, del tutto mistificanti, di fatto gestite dai “ministri del culto” al di fuori di una qualsivoglia forma di onesta consultazione democratica delle comunità insediate.
Alla fin dei conti le procedure di verifica delle scelte in materia di urbanistica sono tutta una farsa!... Le cui conseguenze stavolta però possono essere davvero tragiche per l’assetto urbanistico di S. Maria C. V..
Qualche consigliere però, con uno scatto d’orgoglio, è ancora in tempo a portare nel Consiglio Comunale di S. Maria C. V. le proposte di emendamenti agli artt. 3 – 4 – 7 della Legge Berlusconi-Bassolino, protocollate al Comune il 26 gennaio con n° 000316 ed indirizzate al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale ed alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi Consiliari.
Quanto meno provocherebbe una discussione in aula, nel corso della quale ciascuna forza politica e ciascun consigliere sarebbero costretti ad assumersi, apertamente di fronte a tutti i cittadini, le proprie responsabilità in merito al rigetto di correttivi improntati ad ovvio buon senso tecnico.
Al momento questa appare come l’unica forma di “resistenza” possibile, visto che la “società civile” sembra non avere le idee del tutto chiare e quindi tace, e la stessa magistratura, entro i limiti delle sue prerogative istituzionali/costituzionali, non ha il potere di bloccare o sanzionare scelte di merito fatte dalla politica.

Arch. Alfredo Di Patria